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mercoledì 14 dicembre 2011

Seduti in ufficio: attenti a quella sedia


Lavorare 40 ore settimanali all'interno di un ufficio significa, per lo più, stare fisicamente seduti. Come evitare che questa forte dose di sedentarietà giornaliera infierisca sulle condizioni fisiche ma spesso anche psicologiche di un impiegato? La schiena è spesso il punto debole di coloro che svolgono lavori impiegatizi e se le scelte d'arredo, a partire da sedie operative, poltrone direzionali, ecc., ma anche scelte di postura sono scorrette, il rischio di contrarre patologie tipiche da lavoro d'ufficio diventa una certezza. 

Che fare? Innanzitutto dare uno sguardo alla propria scrivania: dev'essere spaziosa, accogliere tutti gli oggetti e gli strumenti necessari al proprio lavoro (monitor, tastiera, mouse, schedari, portapenne, calendario da tavolo, agenda,…) disposti in maniera ordinata e immediatamente raggiungibili e a portata di mani. Inoltre, avambracci e polsi devono disporre dello spazio sufficiente nonché fondamentale per potersi appoggiare alla superficie del tavolo. La distanza visiva dallo schermo del computer deve permettere di riuscire a leggerlo chiaramente, anche grazie ad una fonte luminosa perpendicolare al monitor e ad una corretta regolazione della funzione di luminosità/contrasto dello stesso. 

In genere, più lo schermo è ampio più occorre espandere la profondità fra l'asse visivo dell'utente e il video. Ogni superficie dev'essere antiriflesso e preferibilmente di colore chiaro. L'altezza del tavolo, ben assestato al suolo, deve aggirarsi intorno agli 80 cm. Lo spazio sottostante la scrivania deve poter accogliere comodamente le gambe, piegate ad angolo retto. La poltrona è meglio se girevole, con seduta e schienale regolabili, realizzata con materiali lavabili e resistenti al peso e al vapore acqueo, eventualmente dotata di uno sgabello poggiapiedi a parte, utile ad assumere una postura corretta.                

martedì 6 dicembre 2011

Poltrone d'ufficio: chi non le cambierebbe?

In un recente articolo pubblicato sul Wall Street Journal si discuteva di quali caratteristiche dovrebbero avere le sedie per l'ufficio - poltrone girevoli, poltrone direzionali, ecc. – secondo diversi punti di vista: quello degli impiegati, quello delle aziende produttrici, quello delle aziende venditrici, quello di medici e chiropratici. Sembra non esista nessun altro mobile d'ufficio come la propria sedia capace di evocare un tale attaccamento fisico e psicologico. Se per caso qualcuno sostituisse la “nostra” poltrona con un'altra, ce ne accorgeremmo (e ce ne accorgiamo) subito.

Questo perché il tempo trascorso incollati a quella seduta è davvero lungo: nel corso di una giornata, degli anni, di una vita. Il più lungo trascorso appresso un mobile, fatta accezione per il letto di casa. I mobilifici sanno bene che la scelta di una poltrona per l'ufficio va al di là del suo bell'aspetto ed è per questo che sottopongono ogni nuovo modello a test di simulazione d'utilizzo, talvolta reclutando gruppi di impiegati e di effettivi utilizzatori del prodotto. È altrettanto vero, però, che non sempre e non tutte le aziende si dedicano alle necessarie prove d'esperienza delle loro poltrone. Capita che sfornino sedute tecnologicamente avanzate o alla moda, ma poco o per nulla attente alla salute di chi vi si siede. 

Secondo una ricerca di un rivenditore di mobili del Massachusetts, il 50% degli impiegati interpellati vorrebbero, se potessero, cambiare la propria sedia in ufficio, e per l'86% di loro quella poltrona è spesso causa di fastidiosi malesseri. In effetti la scelta della seduta giusta, comoda e adattabile alle esigenze di ogni singolo lavoratore, migliora sia la qualità della vita sul posto di lavoro, sia il benessere della persona sia, conseguentemente, le prestazioni lavorative. E non di poco: del 17% in più, secondo gli studi pubblicati dalla rivista scientifica americana Journal of Safety Research nel 2008.