lunedì 7 novembre 2011

Tatuaggi giapponesi? Attenzione alle scritte


Alzi la mano chi almeno una volta non ha sognato di riempirsi il corpo di tatuaggi. O perlomeno di marchiare definitivamente la pelle con un simbolo per lui importante, magari legato al primo amore od al figlio appena nato. Quella di imprimere sul corpo un emozione attraverso il disegno e dell’inchiostro indelebile è una tradizione che dura ormai da millenni. Con gli anni si è semplicemente andata affinando la tecnica di esecuzione al fine di ottenere risultati sempre più precisi e fantasiosi.

Con molta probabilità le keywords più ricercate in rete a tal riguardo sono “tatuaggi scritte”. Ed in particolare quelle in giapponese. L’individuo occidentale è affascinato dalla possibilità di potersi scrivere sul corpo una frase “incomprensibile” ai più ma nota a se stesso ed eventualmente alla persona amata. Il problema è che quasi sempre o si sceglie per ignoranza qualcosa che piace e che non rispecchia pienamente il significato ricercato, o ancor più di sovente, conviti di essersi tatuati sul braccio ad esempio “gioia mia ti amo” ci si rende conto di aver impresso in sempiterna memoria “il baffo dell’elefante grigio”.

Cose che accadono e che nella maggior parte dei casi portano la persona a riderci su ed a bearsi comunque dell’opera impressa sulla pelle. Il tattoo è una forma d’arte alla quale la persona partecipa in modo diretto mettendo a disposizione una tela impareggiabile: il proprio corpo. E poco importa alla fine che l’opera sia in bianco e nero o a colori: è l’emozione che conta.

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