mercoledì 19 ottobre 2011

Agricoltura biodinamica, le origini


Quanti di voi hanno sentito parlare di agricoltura biodinamica? Forse non tantissimi  e c’è da scommettere che molti di coloro che l’hanno sentita nominare faticano a spiegarla o quantomeno a classificarla e definirla. Dubbio legittimo vista la particolarità di questo tipo di agricoltura che batte strade nuove, alternative e moderne fondando però le proprie radici nelle concezioni filosofiche di quasi oltre 100 anni fa. Coloro che si occupano di agricoltura biodinamica indicano intorno al 1924 come data di nascita di questa pratica fondata dal filosofo austriaco Rudolf Steiner. La concezione e la visione del mondo, dell’ecosistema e della vita umana divennero il fulcro di questa nascente tipologia d’interpretazione del processo agricolo. All’epoca uno dei problemi che si presentarono per la società degli agricoltori e dei contadini riguardava l’eventuale possibilità di pensare ad una agricoltura priva dell’utilizzo di sostanze chimiche.

Da lì iniziarono ad avanzare proposte che condurranno poi nel corso dei decenni alla più diffusa agricoltura biologica attuale, in cui si cerca di limitare al massimo l’intervento umano nel riempire il suolo di sostanze ed eccipienti chimici al fine di alterarne, con la volontà di aumentarne, la fertilità. Così Steiner presentò la sua nuova concezione di intendere l’agricoltura, nella quale il procedimento agricolo tenesse sempre alta l’attenzione per la relazione con l’ambiente circostante, con la Terra interna e anche con il cosmo. Non a casa Steiner parlava di incidenza lunare sull’agricoltura per sottolineare come solo l’osservazione di un ecosistema completo che consideri tutti i sistemi (non solo quelli materiali e quelli viventi) consente di incidere in maniera “pulita” e non invasiva sui risultati dell’agricoltura. 

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